Thoughts

Il primo respiro e il sorriso degli angeli

Meravigliosamente gli occhi che curiosamente si conoscono.. due maturi che guardano gli altri due, così piccoli e stropicciati cercare di aprirsi lottando contro la luce.. la visione più bella della mia vita stampata nel mio cuore.

Difficile dire come uno ci si senta.. euforico, emozionato, senza fiato, impaurito, curioso, in ammirazione.

Ogni giorno da un mese è una novità, è un'emozione nuova, un nuovo progresso, è una manina che ti stringe e si aggrappa quando i mal di pancia arrivano.. è una testolina che si appoggia delicatamente sulla tua spalla per sentirsi più vicino.

Profumo unico, delicato, di una pelle vellutata e dolce come crema e vaniglia.. occhi che provano a scoprire un mondo di cui non immaginano le dimensioni, bocca affamata di crescere sempre più, manine agitatissime e piedini birichini. 

Versetti che sembrano risponderti, che sembrano cantare con te.. pianti che dicono tanto ma che è sempre difficile calmare perché terrorizzano le orecchie.. 

E tu che non ti senti mai all'altezza sei diventata una persona diversa.. con un cuore in più da calmare e un respiro in più da ascoltare e un corpicino in più da abbracciare.

Occhi che ricordano le foto che babbo mi ha scattato da piccola e che ritrovo nello specchio.. naso e bocca dell'uomo che mi ha reso la donna felice che sono.


Misto di colori non definiti che ci metteranno un anno a delinearsi..

Un amore nuovo piccolo ma immenso che riempie tutti i nostri silenzi. 

Prendere fiato

A chi non è mai capitato di avere un blocco? Che sia blocco emotivo, emozionale, creativo.. e che ti fa sentire così in bilico da non riuscire a far nulla.


Le cause? Ma ognuno ha le sue.. forse per noi le preoccupazioni di una vita che non sai cosa succede domani, ma di una vita che augurerei a tutti, ma nella quale è pur sempre complicato prendere decisioni, sapere e decidere cosa sia la cosa migliore da fare.

Il famoso momento del bivio.. non si dice così?

Quello è proprio difficile, e cosa si fa? Cosa si fa quando si attraversa un momento dove non si sa dove andare? Ci fermiamo, e prima di elaborarlo forse – come capita a me – ci si crogiola  guardandosi intorno imbambolati, scossi e travolti dallo scorrere del tempo che spesso diventa più veloce e che travolge e scaraventa di là e di qua facendoti sembrare un po' buffo nel nostro essere impacciati con gli occhi sgranati si cerca l'altro distratti, confusi.

E poi? Poi quando si ha deciso che si deve fare qualcosa, generalmente si sbotta e solitamente lo si fa goffamente.

Uff, un macello, ma dopo si sta meglio e sapete cosa mi ha salvato questa volta? 
La cura per sentirsi vicini, per riavvicinarsi perchè in questi momenti è difficile parlare la stessa lingua, è difficile avvicinarsi e guardarsi negli occhi perchè non ci si arrende.. Si cerca sempre di fare i super eroi: perchè abbiamo delle responsabilità ora e perchè abbiamo cari i nostri progetti e non vorremmo mai cambiare rotta, nonostante questa sia in piena tempesta.

La cura è un abbraccio, sì proprio quello.. ci si accoccola stretti stretti, si lascia che i corpi combacino, le braccia si avvolgano finchè non arriva la pace.

Non a caso qualcuno dice che: nell'abbraccio – ciò che è stato spigolo, linea interrotta, groviglio – diventa di nuovo, come per miracolo, cerchio perfetto. E altri che in termini più scientifici e più banalmente affermano che la mia cura non favorisce altro che la produzione di ossitocina, l'ormone della felicità che allontana stress e favorisce la memoria. 
Sarà, seguiamo la teoria che più ci piace.

Morale cosa si fa ora? Ora dopo la notte di pensieri e parole nel buio della camera avvolti in abbracci miracolosi mi sento più tranquilla ed è ora di affrontare la direzione da prendere.


Forse non ci abbracciamo abbastanza, dovremmo farlo più spesso.. perchè quella sensazione è meravigliosa.







Granelli di sabbia

Eccomi qua, a buttar giù i pensieri che ogni giorno mi affiorano e si accumulano nel traffico vorticoso della mia mente.. non so bene da dove iniziare, la storia è semplicemente la mia.. tatuata in ogni angolo del mio corpo, nei primi segni del tempo: le prime linee sul viso, i fili d'argento che, come dice lui che è la mia aria, saranno sempre di più..

Dopo anni di infelice radicamento in una esistenza che ormai - anche se colma e ricoperta dalle mie passioni, dai miei amori, dai miei sogni e dalla mia arte - non aveva più meta, mi strattono e credetemi, mi strattono a fatica tra le vie della mia città,  quella che mi aveva rubato il cuore. Milano, my God, se potessero vederti coi miei occhi innamorati.. gli inverni con il freddo pungente la mattina alle 7 per andare dai bimbi al pre scuola incuffiata e insciarpificata; le primavere con i primi fiori rosa dei viali, le pedalate piacevoli nel sole col muso rivolto verso i raggi quasi a volerli bere verso le mie visite guidate nei musei che con la luce della primavera e le gite delle scuole avevano quello zing in più; le estati.. wow che calde quelle estati; gli autunno con gli inizi dei lavori, delle attività che cambiavano ogni anno e con le esperienze sempre nuove, che tu Milano mi hai regalato.. la prima volta da sola, l'università, i lavori, le amicizie, le lacrime, i musei e il mio Duomo e la Villa: i miei amori.

Poi, dopo diversi anni, uno dei primi giorni di primavera, tutto si è fatto grigio, le strade irriconoscibili come se non mi appartenessero più e il mio cuore sempre più a pezzi.. le lacrime hanno smesso di solcare il viso, e i miei sorrisi son diventati sempre meno vivi. Da qui mesi di solitudine in mezzo a tutti in cui mi son sentita proprio sola.. non che mi dispiacesse, anzi non dico fosse cercata ma desiderata e così mi sono allontanata da chi mi dava dolore, da chi mi faceva piangere lacrime che non scendevano più, da chi mi rimproverava di non essere mai come si doveva essere..

Quell'estate ho vissuto e un raggio di sole ad agosto mi ha quasi baciata. Da lì un autunno e un inverno in piena salita, con ginocchia sbucciate per le cadute ogni tanto necessarie, case nuove e una dolcissima ritrovata, veri amici e la mia identità che si rispolverava piano piano e che si preparava alla primavera.

Ma il raggio di sole di quell'agosto c'è sempre stato al mio fianco anche se non fisicamente. Mi ha riscaldata, emozionata, rinvigorita, rinforzata, mi ha fatto vedere cosa vuol dire amare ed essere amati.

Dopo un anno così, Agosto è stato un viaggio, dove il paracadute lo lasci a casa perché verso questi viaggi si va con un po' di incoscienza e il resto viene da se. Da qui un nuovo mondo, dove non ci sono più io da sola perché il nostro mondo ce lo siamo costruito, ed è un mondo dove siamo noi, dove tutto è condiviso e dove possiamo fare tutto noi due insieme ma sopratutto dove possiamo essere noi stessi.

E poi arriva Ottobre.. o meglio.. e poi arriva Dubai.. eh sì proprio così perché, vedete, il raggio di sole era qui e mi ha dato il coraggio di mettermi in gioco.

Io così legata alle mie radici.. al mio lavoro, alla famiglia.. non troppo lontano da casa perché non posso farcela io, no no io non sarei mai in grado di mollare tutto e allontanarmi.. e invece è proprio andata così: ho chiuso una casa, salutato gli amici, abbracciato il cuore della mia famiglia e ho preso un aereo. Due bagagli e arrivo a Dubai. Col cuore in gola e le gambe che tremano.

Oh Dubai, trovare l'equilibrio qui è difficile.. un'altra lingua e un altro mondo. Sole, mare, caldo e che caldo, grattacieli, sabbia, culture, ostentazione di ricchezze, sfarzo, malls, Deira, cibo libanese e Burger Fuel. E per i primi mesi è andata così.

Poi con calma, cosa che io non ho perciò anche dopo un bel po' di sofferenza psicologica arriva il primo lavoro e poi finalmente i bimbi della Nursery.
Io questo lavoro lo adoro, non è stato semplice approcciarsi alle colleghe, io lo so son un pochino chiusa.. non so bene cosa mi abbia reso come dice lui "rustusa" ma il mio lato espansivo e friendly è per pochi. Ciò ogni tanto mi fa sentire un po' sola perché non ho stretto amicizie qui. Non so se è la lingua che non mi appartiene e forse mi fa sentire ancora un poco a disagio il fatto di non potermi esprimere in toto, anche se devo ammettere che giorno dopo giorno italiano e inglese si mischiano e a volte si compensano. Non so cosa sia davvero. Ma è così siamo noi e questo mi basta e non ho bisogno di altro e quando c'è bisogno di altro c'è skype che ti fa sentire un pochino più vicino all'Italia e ai nostri punti di riferimento.

Tra una esperienza e l'altra siamo in questa città da due anni insieme, tutti i giorni sempre insieme. E ogni tanto mi domando: ma questa è casa? E tutte le volte come la prima dico che la mia casa è dove siamo insieme, qui o là che differenza fa? Ci si evolve, si cresce, ci si adatta, ci si compensa quando manca qualcosa e non si smette mai di cercare e di fare. Ed eccoci qui, noi che siamo stati capaci di creare una vita, noi che dall'amore che abbiamo voluto e afferrato nonostante sembrava impossibile ci siamo radicati e stiamo disegnando il nostro mondo che è sempre in evoluzione.

Percui sì, Dubai è casa e credo che sia arrivato il momento di dire che mi stai entrando nel cuore anche se mi lamento sempre di te, anche se dico sempre che non mi piaci, in realtà sei la mia casa e se non fosse per te non avrei provato queste emozioni che mi scaldano il cuore tutti i giorni.   


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